Monthly Archives : marzo 2015

Fork with knife, blank plates and napkinCol cavolo!

Col cavolo!

Noto per le sue proprietà antiossidanti, alimento popolare e molto versatile, il cavolo si presenta in tante forme diverse: broccolo, cavolfiore, cavolo cappuccio, cavolo verza, cavolo nero toscano, cavolo viola. Ed è quest’ultimo il protagonista di una ricetta vegana, priva di glutine, molto sfiziosa.
Negli ultimi tempi ho scoperto i burger vegetali che si trovano nel banco surgelati della grande distribuzione. E’ giunto il momento di fare da sé.

Ecco la mia ricetta: Burger di Cavolo Viola
Occorrono: 1/2 cavolo viola, 2 patate medie, un cucchiaino di trito per soffritto (carota, sedano, cipolla), un cucchiaio di dado vegetale (io uso quello preparato in casa con il Bimby), pangrattato (uso quello senza glutine), sale fino ed olio extra vergine di oliva.

Lavate e mondate il cavolo viola, affettatelo finemente con l’aiuto di un coltello grosso ed affilato. In un wok scaldare 2 cucchiai di olio con il trito di verdure. Unite il cavolo viola affettato e i grani di pepe nero. Di tanto in tanto bagnate con poco acqua calda ed unite un cucchiaio di dado vegetale. Lasciate cuocere per almeno 30 minuti.
Nel frattempo lavate e pelate le patate e cuocetele nella pentola a pressione con il cestello per circa 15 minuti a partire dal caratteristico fischio.
Una volta cotte entrambe le verdure, passate le patate nello schiacciapatate e riducete il cavolo in purea con l’uso di un frullatore ad immersione.
In una terrina, riunite patate e cavolo, aggiungete poco pangrattato ed amalgamate bene il tutto. 
Formate con l’impasto delle polpettine, posizionatele all’interno di un ring da cucina (o un coppapasta) e sciacciatele con la mano per ottenere dei burger.
 Passate i burger nel pangrattato e poneteli su una teglia rivestita con carta da forno.
Infornate per circa 15 minuti a 180°C, poi per altri 5 minuti con grill.

Curiosando nel web, dove ho trovato lo spunto per questa ricetta, si trova anche una variante con quinoa… un’idea per i prossimi burger!

Interessante sperimentare lo stesso procedimento con un cavolo di tipo diverso… provate e fatemi avere la vostra ricetta!

563
IMG_2022In visita a Vinitaly

In visita a Vinitaly

Si è conclusa da pochi giorni la più importante manifestazione vinicola del nostro Paese.

Giunto alla 49ª edizione, Vinitaly si estende per oltre 95 000 m², ospita oltre 4 mila espositori e 155 mila visitatori, di cui un terzo circa provenienti da paesi stranieri (come baisimarli?).

Noi di Velvet Spoon non potevamo mancare.

Tra i padiglioni dedicati alle singole regioni italiane, come dei veri “Pollicino”, abbiamo seguito la strada delle bollicine… la nostra passione!

L’inizio è stato dei migliori… un salto nella vicina Lombardia per degustare svariati calici di buon Franciacorta, lo spumante che per primo in Italia ha ottenuto la DOCG. E un motivo c’è: l’unico metodo ammesso spumantizzazione è la rifermentazione in bottiglia (utilizzata da 3 secoli per lo Champagne) ed al cugino francese possiamo dire a gran voce che non ha nulla da invidiare.

Ci siamo poi spostati in Piemonte dove l’Alta Langa, a braccetto con i vini rossi, la fa da padrone.

Infine un ultimo brindisi con un Trento DOC e poi via verso casa… è stato un duro lavoro ma qualcuno doveva pur farlo!

Interessante l’allestimento, sempre nel padiglione del Piemonte, del consorzio Clavesana: un vero e proprio tappeto di terra dei vigneti e “tende di scarpe” appese. Ciascuna scarpa, usata e sporca di terra, contraddistinta dal nome del coltivatore, il numero di piede ed il numero con cui è registrato come coltivatore… un piccolo salto nei vigneti.

Grandi le aspettative per l’edizione 2016… la cinquantesima sfumatura di vino!

IMG_2026IMG_2020

486
espanade_desenzanoStella sul lago

Stella sul lago

Sono pochi i casi in cui decidiamo di tornare a visitare un ristorante stellato. Come accade per i viaggi, c’è talmente tanto da scoprire attorno a noi che un posto deve davvero colpire per decidere di tornare una seconda volta. Questa è una di quelle.

Il ristorante Esplanade di Desenzano del Garda, una stella Michelin, ci accoglie in una elegante sala, circondata da ampie vetrate da cui godere di un’incantevole vista sul lago di Garda.

Come ci ha raccontato il proprietario, l’arredo viene cambiato ogni 8 anni circa. Quello attuale, presentato ai clienti circa 3 anni fa, ha colori caldi ed eleganti, un bel parquet in rovere, tovaglie multistrato, posate in argento e illuminazione moderna. La luce è delicata ma sufficiente per poter ammirare nel piatto le creazioni dello chef.

Il menù segue la stagionalità delle materie prime ed offre carne e pesce (di mare e lago). Le portate non sono poche e ciò quasi provoca indecisione vista l’acquolina che ci sorprende riga dopo riga. Per ovviare questo problema è possibile scegliere uno dei due percorsi degustazione.

E’ una cucina di qualità che coniuga i sapori del territorio con sperimentazioni creative e nuove tecniche di cottura. Il servizio è cordiale e sapiente: all’ingresso viene aperta la porta, i cappotti vengono cortesemente sfilati e riposti nel guardaroba, a tavola il personale è elegante e non invadente pur facendoci sentire coccolati, non ultimi i consigli del sommelier sulla scelta del vino.

La carta dei vini spicca per qualità e quantità, ma l’effetto “enciclopedia” è stato ovviato dalla scelta del proprietario di suddividere in due diverse carte i vini bianchi dai rossi.

Durante la nostra seconda visita all’Esplanade siamo stati accolti con un’entrèe di pesce e zucca su crema al curry, offerta dallo chef. Abbiamo scelto di iniziare con una capasanta su crema di broccolo con uova di salmone, seppioline croccanti e briciole di pane tostato e una variazione di baccalà: crudo, cotto a bassa temperatura (secondo noi il più buono), mantecato con cono di pasta, frittella di baccalà, trippe di baccalà (sapore e consistenza molto particolari, assaggiate da noi per la prima volta e fino ad allora conosciute solo per essere state tema di una puntata di Masterchef Italia 4).

I piatti principali: nastro di pasta gratinata con baccalà, acqua di cipolle, fagioli di Sorana e calamaretti spillo e raviolo ripieno di carciofo liquido (una sorpresa per il palato) con carciofi e gamberi. Ci è stato svelato un segreto da parte del simpatico e professionale proprietario: il ripieno del raviolo é solido e diviene liquido durante la cottura… una tecnica interessante da studiare.

Una tale esplosione di sensazioni non poteva che concludersi con la piccola pasticceria degna di una stella Michelin. Non ci siamo fermati qui però… abbiamo scelto un dolce fuori menù: mousse di cioccolato fondente con ricciolo di cioccolato fondente, mousse di cioccolato bianco con ricciolo di cioccolato bianco, croccante di lampone, sorbetto al lampone, macaron al lampone, lamponi freschi e salsa al lampone. Piacevole a fine pasto il contrasto tra il cioccolato avvolgente e il lampone fresco ed acidulo… il perfetto completamento di una cena da ricordare!

466
IMG_8223Triglia di San Valentino

Triglia di San Valentino

Piccoli chef crescono… e come se non seguendo le orme dei grandi della cucina italiana? La prima ricetta d’autore testata da noi appartiene ad Antonino Cannavacciuolo, chef patron del ristorante Ristorante Hotel Villa Crespi sul Lago d’Orta, vanta due stelle michelin (conseguite nel 2003 e nel 2006), ma è conosciuto ai più come conduttore dell’edizione italiana di “Cucine da incubo”.

Lo chef, ospite dell’ottava puntata di Masterchef Italia 4, durante l’invention test ha mostrato alla concorrente Arianna come si realizza la sua “Triglia, melanzana e guazzetto di provola affumicata”.

Pochi giorni dopo, abbiamo sperimentato questa ricetta per la nostra cena di San Valentino tra amici.

La preparazione non è stata semplice e nemmeno rapida, ma ne è valsa la pena!

Abbiamo iniziato procurandoci delle ottime triglie nella pescheria di fiducia, poi abbiamo pensato alle verdure ed alla provola… Avremmo voluto fare la spesa al mercatino dei contadini (come piace a noi), ma melanzane e pomodorini non sono prodotti che è possibile trovare nell’orto a febbraio, quindi abbiamo ripiegato su un supermercato.

Abbiamo seguito questa ricetta http://masterchef.sky.it/ricette/secondo/triglia-melanzana-in-guazzetto-mozzarella-affumicata/, passo dopo passo.

Il risultato è stato davvero un’esplosione di sapori… un viaggio nella terra dello chef (la Campania) possibile semplicemente con un boccone gustato ad occhi chiusi.

Una volta postata su un social network la foto, c’è stato chi credeva fossimo a cena ad Orta San Giulio… una piccola soddisfazione anche questa ed uno spunto per provare un altro ristorante stellato!
Ritroveremo lo chef Canavacciuolo davanti alle telecamere di Mastrechef Italia in qualità di quarto giudice della quinta edizione. Chissà che non ci regali qualche altra idea per una cena gourmet casalinga!

IMG_8223

427
Piancavallo fuoriAlla scoperta della malga

Alla scoperta della malga

Un weekend… sorprendente!

Accompagnati da amici nella “loro” Piancavallo, abbiamo avuto l’occasione di visitare per la prima volta una malga, ambiente dal sapore autentico, fino ad allora a noi quasi sconosciuto.

La si raggiunge attraverso una strada sterrata ed in poche centinaia di metri ci si trova in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato… tacchini, galline e cani ci accolgono fuori dalla malga che racchiude laboratorio, sala di stagionatura e punto vendita.

E’ un’azienda a conduzione familiare, fatta di persone che dopo 40 anni, ogni giorno della settimana, fanno con passione della traduzione un sapore ed hanno ancora l’entusiasmo di chi ha appena iniziato, concedendo volentieri ai visitatori i segreti di questo antico mestiere.

Il latte delle loro bestie é contenuto in bidoni di alluminio a due manici per essere trasportato dal luogo della mungitura al laboratorio. Deve essere versato all’interno del bidone quando è ancora caldo per far sì che durante la notte il grasso affiori e possa essere utilizzato per fare il burro.

Ci hanno raccontato come il ciclo della trasformazione del latte porti, passaggio dopo passaggio, a realizzare prodotti diversi, dal burro alla ricotta, passando per i formaggi. La ricotta è l’ultimo prodotto che si ottiene prima che il siero venga dato in pasto ai maiali.

É un lavoro di fatica (a volte la giornata inizia alle 6 e termina alle 21) fatto con le mani immerse nell’acqua a 50 gradi, impugnando con entrambe le braccia un bastone di legno dentato che, rimescolando il latte nella caldaia, rompe la cagliata. Abbiamo avuto il piacere di assaggiare il prodotto lavorato che, ormai privo di acqua, viene suddiviso negli stampi, pressato con un coperchio e fatto stagionare per almeno 60 giorni prima di essere consumato.

Incantati dal racconto appassionato e divertiti dall’aver potuto assistere alla lavorazione artigianale di questi prodotti non potevamo farci sfuggire la ricotta appena  sformata dai cestelli forati, che, insieme a burro, yogurt con frutta raccolta nel verde di Piancavallo, formaggio stagionato proposto nelle diverse fasi della stagionatura (ottimo lo stravecchio di 18 mesi) ed formaggio fresco “Panarello”, sono stati il “souvenir” della nostra vacanza.

 

IMG_8532IMG_8530  IMG_8533IMG_8535IMG_8539IMG_8525

583